
Tra chi interpreta De Andrè c'è chi lo imita, chi tenta di riprodurlo pari pari, chi lo rende "moderno" con arrangiamenti a dir poco azzardati. Chi, con semplicità, gli rende omaggio con i mezzi che ha, chi cerca di essere vicino allo spirito e ai testi delle sue canzoni. Ce n'è per tutti i gusti.
Questo primo disco dei NuvoleIncanto,
Non per un Dio (ma nemmeno per gioco) in uscita ufficialmente ad ottobre, si distingue per l' assenza di eccessi e l' ottima cura della parte musicale. Rispetto e aderenza alle linee melodiche originali "appoggiate" su arrangiamenti nuovi e curati dal gruppo. Si sentono le diverse esperienze dei componenti il gruppo, la presenza quasi costante del pianoforte, frequenti richiami alla musica classica.
Gli album di De Andrè in cui hanno più pescato i NuvoleIncanto sono
Non al denaro, non all' amore nè al cielo e
"L' indiano" (8 canzoni su 14), quest' ultimo (1981) è anche il più recente, è stata quindi completamente trascurata l' ultima produzione.
Il rispetto delle melodie non ha evitato riarrangiamenti anche molto originali. Segnaliamo la bellissima
Geordie che da ballata popolare inglese del '500 si trasforma in un blues acustico con sonorità che ricordano Eric Clapton e la sua Layla, ma anche
La città vecchia, con la fisarmonica che riecheggia walzer mousette parigini e i suoi chansonniers, spostando i caruggi a Saint Germain de Près. Ma anche il pop melodico de
La canzone dell' amore perduto, o le atmosfere latine di Franziska sono degne di nota.
Il Pescatore, finalmente non nella versione PFM e, buona ultima ma splendida,
Bocca di rosa: una bellissima introduzione pianistica molto classica (a me ha ricordato il Mussorgsky di "Quadri di un' esposizione) che passando attraverso il Bolero di Ravel diventa musica popolare del nostro meridione (pizzica e tarantella).i
Un disco molto bello, un tributo, un gesto di affetto, mai urlato o strillato e mai fuori tono. L' ascolto vale più delle nostre parole.